Apertura provvisoria della chiesa in occasione del Maggio dei Monumenti 2005



 

› La Storia dell’Insula
L’area in cui rientra la chiesa di S. Maria della Sapienza, anche se posta in posizione periferica rispetto al centro della città greco-romana, è stata sempre parte della città di Napoli per quasi tutto il corso della sua storia. La chiesa è fiancheggiata dal tratto più occidentale di via Sapienza-Anticaglia-Pisanelli, una delle tre platee est-ovest della città greca. In base alla ricostruzione della probabile linea delle fortificazioni romane, quest’area doveva far parte della zona extramurale, e le sepolture di epoca romana rinvenute sull'asse di via S. Maria di Costantinopoli/piazza Bellini indicherebbero una destinazione a necropoli. Verosimilmente l’uso si trasformò con il tempo in senso edilizio, considerando che, se in epoca greca le fortificazioni della città avevano ancora un significato difensivo, in epoca romana, progressivamente e soprattutto sul versante sud e sud-ovest esse furono scavalcate da edifici romani.

› La Fondazione del Monastero
In epoca moderna l’insula della futura Sapienza esce dall’anonimato quando le sue sorti si legano alla famiglia Carafa, ricca e potente per i legami con Roma e per la sua influenza politica. Nel 1507 il Cardinale Oliviero Carafa acquistò un antico palazzo in luogo detto Marmorata (tra il vico Sole e Luna e via Sapienza) e stabilì di introdurre in Napoli un luoco dove s’insegnassero da peritissimi maestri…tutte le scienze e i buoni costumi … (D’Engenio,1654). Nel 1519, però, il cardinale morì lasciando l’opera incompiuta; il 6 maggio 1519, fu fondato al suo posto un monastero di clausura di Clarisse, chiamato S. Maria della Sapienza. Durante la guerra franco-spagnola, culminate con l'assedio di Napoli del 1528 e la conseguente epidemia di peste si verificano dei continui spostamenti di frati e monache da un convento all'altro, in tali circostanze giunse nella clausura della Sapienza suor Maria Carafa, domenicana, proveniente dalmonastero di Donnaromita e sorella del futuro Papa Paolo IV. Gian Pietro Carafa era molto più vicino all’ordine domenicano che a quello francescano; fratello e sorella, dunque, si adoperarono molto perché il monastero fosse dato ai Domenicani eSuor Maria Carafa divenne la prima Priora perpetua della Clausura di un convento di Domenicane, fondato in quello stesso luogo, in sostituzione di quello afferente alle Clarisse. Alla vicenda della fondazione del monastero domenicano alludono i due grandi tondi del prospetto della chiesa, ove, a mezzo busto ed a rilievo ricoperto di stucco, sono effigiati, in quello di destra, suor Maria Carafa nell'atto di mostrare il modellino della nuova fondazione ecclesiastica, ed in quello di sinistra, il papa Paolo IV benedicente. Dal 1531 fino alla sua morte, avvenuta 1552, Suor Maria Carafa restaurò ed ampliò, con l’acquisto di altre case contigue, il complesso monastico; l’ opera di Suor Maria Carafa fu continuata da Suor Giovanna Villani e nel tempo ilMonastero divenne sempre più noto e prestigioso. Nel 1899 iniziò la costruzione delle Cliniche Universitarie (policlinico vecchio) che suscitò vaste polemiche per le conseguenti demolizioni; il convento della Sapienza fu drasticamente ridimensionato, perdendo i chiostri e parte delle costruzioni, e lo spianamento della zona alterò definitivamente la morfologia dei luoghi. Nel 1903 il Monastero della Sapienza passa al Demanio dello Stato.

› La Chiesa della Sapienza
Per la definizione delle vicende storiche e costruttive della chiesa sono fondamentali gli studi del Bonazzi, pubblicati nel 1888; in essi sono indicati i nomi degli artisti che avevano prestato la loro opera nelle più importanti decorazioni. Per quanto riguarda il nostro tempo, invece, è stata fondamentale la pubblicazione di preziosi documenti d’archivio realizzata da Eduardo Nappi. Tali documenti, infatti, hanno svelato la paternità del progetto della nuova Chiesa, attribuendola al Conforto. Molti sono i documenti di archivio da cui emerge la storia della costruzione della chiesa, a cui se ne sono aggiunti alcuni, inediti e di grande interesse, ritrovati nel corso delle ricerche effettuate durante i lavori di restauro condotti a partire dal 1996.
Nel 1625 iniziano i lavori per la costruzione della nuova chiesa su progetto del padre teatino Francesco Grimaldi e sotto la direzione del Conforto; nel 1627 quest’ultimo viene pagato 120 ducati per il lavoro svolto in detta fabbrica. Nel maggio 1630 riceve l’ultimo pagamento, con ben due anni di ritardo (comunque lui se ne dichiara interamente soddisfatto), di Ducati 70 per 14 mesate finite a due settembre 1628, come ingegnere della fabbrica della nuova chiesa; il mese successivo Conforto muore. I lavori nella chiesa e nel Monastero proseguono, durante gli anni ’30 del XVII secolo, sotto la direzione dell’ing. Orazio Gisolfo, che coordina i lavori di molti artisti ed artigiani, più e meno noti, i cui nomi sono ricorrenti nelle fabbriche napoletane. Il progetto della facciata del Conforto fu eseguito tra il 1634 e il 1640 sotto la direzione dello stesso Orazio Gisolfo; Dionisio Lazzari, invece, è lo scultore autore della maggior parte dei marmi relativi alla medesima facciata. Tra il 1634 ed il 1636, sempre sotto la direzione dell’ingegnere Orazio Gisolfo, si costruiscono la cupola ed il campanile e successivamente, nel 1636, Giacomo Lazzari lavora le pietre per il lanternino della cupola, la cui affrescatura fu commissionata a Belisario Corinzio (1636-1639). Dai documenti si evince, inoltre, che tra il 1640 ed il 1641 Dionisio Lazzari ed altri lavorano il pavimento della nuova chiesa, detto pavimento deve essere fatto come quello della chiesa di San Ligorio (S. Gregorio Armeno), cioè di marmo bianco et pietra lavagna di Genova. Per quanto riguarda il coro delle Monache, posto dietro il Presbiterio, sempre Dionisio Lazzari ed altri si dedicano alla lavorazione di ottangoli di pietra lavagna di Genova, e quadretti di marmo bianco nel 1640. Contemporaneamente Cesare Fracanzano affresca la volta. La chiesa venne aperta e benedetta sabato 25 maggio 1641 e consacrata nuovamente nel 1649 dal Cardinale Filomarino.
La Sapienza può certamente considerarsi uno dei monumenti più interessanti della città, soprattutto per la ricchezza della sua decorazione che in passato era ancora maggiore se si considera quanto si è perso per i danni subiti, tra infiltrazioni di acque, che hanno distrutto parte degli affreschi della cupola, furti e atti vandalici per i quali si sono persi il pavimento della navata, parte dei marmi dell’altare maggiore, oggetti vari tra cui alcuni arredi lignei. È documentata la presenza di numerosi artisti (escluso l’onnipresente Fanzago) operanti a Napoli tra il Seicento ed il Settecento (tra gli altri, hanno lavorato Belisario Corenzio e Cesare Fracanzano agli affreschi, Peri e Novellone agli stucchi e Dionisio Lazzari alle opere marmoree; nelle cappelle il fiammingo Hendricksz, Girolamo Imparato, Azzolino, Giovanni Ricca, Micco Spadaro, Carlo Rosa, de Somer, Bernardo Lama, Giacinto de Popoli, Marco di Notarnicola, Giuseppe Marullo, Bernardo Cavallino, Vaccaro, autori anche di numerose tele oggi spostate in altro luogo), la cui opera ha creato un insieme artistico di rara ricchezza, a cui ha contribuito non poco il lavoro di ancor più numerosi, anche se sconosciuti, pittori, marmorari, scalpellini, stuccatori, intagliatori, doratori, mastri fabbricatori, muratori. Inoltre alla chiesa è annessa una Scala Santa, un ambiente per le penitenze sul lato destro dell’edifico sacro, affrescato da varie mani tra cui spicca quella di Andrea D’Aste. La Scala Santa, deve la sua denominazione alla scala salita da Gesù percosso e sanguinante nel pretorio di Pilato e viene infatti salita in ginocchio, secondo la liturgia. Il più pregevole esempio conosciuto di Scala Santa fu costruito dal Domenico Fontana per il Papa Sisto V, tra il 1585 ed il 1590; pochi altri esempi sono presenti in Italia ed al momento non se ne conoscono altre a Napoli.

› La Chiesa di Santa Maria della Sapienza - storia di un restauro in fieri
S. Maria della Sapienza è chiusa al culto ed al pubblico da quasi cinquant’anni, priva di gestione e comunque inadatta per qualsiasi funzione, date le sue precarie condizioni di conservazione. Nei secoli passati il monumento aveva già mostrato segni di cedimenti ed era stato necessario ricorrere ad interventi di consolidamento, in particolare in occasione dei terremoti del 1732, quando fu demolito il lanternino pericolante, e nel 1805. La mancanza di interventi efficaci di consolidamento, ma anche di manutenzione e comunque di uso del monumento, ha determinato una situazione via via più grave di dissesto e di degrado sempre più difficile da affrontare, che ancora oggi non ha trovato il suo epilogo.
Nell’ultimo decennio sono stati condotti importanti interventi che hanno privilegiato gli aspetti più gravi del problema, e cioè il dissesto delle strutture murarie (dalle fondazioni alla cupola) e il degrado della decorazione che ricopre ogni centimetro della superficie interna, siano essi affreschi, stucchi, marmi, decorazioni a secco. Ciò è stato realizzato dalla Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E. di Napoli principalmente con i fondi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, provenienti sia dai finanziamenti annuali sia da quelli (più cospicui, ma sempre insufficienti) della legge speciale per il terremoto dell’80. Il Ministero dell’Interno, proprietario dell’immobile, ha contribuito con fondi suoi che sono stati utilizzati soprattutto nel restauro della Scala Santa. Fortunatamente nel periodo post-terremoto quasi tutte le tele della chiesa sono state portate altrove, e quelle lasciate in loco e poi rubate sono state ritrovate grazie allavoro del Nucleo T.P.A. dei Carabinieri. La chiesa che attualmente si ammira è spoglia di ogni ornamento mobile, e tale rimarrà fino al giorno in cui potrà essere riaperta in sicurezza al pubblico. Ad oggi il cantiere di restauro, lungi dall’essere concluso, è fermo in attesa di nuovi fondi da utilizzare, perché purtroppo lo sforzo economico necessario al restauro completo della chiesa è notevole; finora sono stati spesi quasi 2 milioni di euro, e altrettanti ce ne vorrebbero per finire l’opera, salvo imprevisti che per i lavori di restauro, in genere, sono quasi una certezza.
Per permettere ai cittadini, che in gran parte non erano ancora nati quando la chiesa fu chiusa, di “dare almeno un’occhiata” a questo monumento sempre sottratto agli sguardi, ne è stata concordata l’apertura provvisoria per il Maggio dei Monumenti; non è stato possibile purtroppo rendere accessibile tutto il complesso, ad esempio non sono visitabili la meravigliosa Cantoria con gli affreschi di Fracanzano, come pure parte del matroneo, la Sacrestia ed il Succorpo. Quello che si vede è già molto diverso rispetto alla chiesa di otto anni fa, alla quale mancava perfino il solaio di calpestio nella prima parte della navata, le decorazioni erano di un diffuso colore grigiastro e tutta la decorazione, dagli affreschi agli stucchi, era in procinto di cadere, squamarsi, staccarsi dal supporto, e raggiungere sul pavimento quella già rovinata al suolo; per non parlare dei danni meno visibili e altrettanto gravi, come lo schiacciamento del tamburo e i dissesti in fondazione che minacciavano l’esistenza stessa del monumento.
Bisogna, quindi, guardarsi intorno non per vedere un lavoro finito, una chiesa da restituire oggi alla città, ma piuttosto con lo spirito di chi arriva nel bel mezzo di un lavoro in corso, lavoro che ha lo scopo di salvare un ricco frammento di storia e di arte dall’oblio totale. La chiesa della Sapienza oggi è allo stesso tempo un monumento ed un cantiere di restauro del monumento stesso, e testimonia, insieme all’arte del Seicento napoletano, anche il faticoso lavoro di tutela che sta cercando di tirar fuori dalla polvere qualcosa di cui i cittadini che hanno meno di cinquant’anni non posseggono neanche il ricordo.

L’apertura provvisoria della Chiesa di S. Maria della Sapienza per il Maggio dei Monumenti 2005 è stata resa possibile da:
Ministero dell’Interno Fondo Edifici di Culto;
Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E. di Napoli e Provincia (coordinamento, testi, materiali informativi grafici e fotografici);
Assessorato al turismo e ai grandi eventi del Comune di Napoli; SO.ME.C.A. s.r.l. (lavori, accessibilità, percorsi e allestimento);
Associazione Oltre il Chiostro;
Abex (esposizione);
Archh. Maria Teresa Minervini, Mariarosaria Polcari, Antonio Saccone, Serena Vitagliano e Annalisa de Lorenzo (collaborazione scientifica).
Hanno collaborato inoltre: Simone Colalucci, Marina D’Aponte, Salvatore De Stefano, Roberta Sebillo.
(Testo elaborato da relazione dell’arch. Maria Teresa Minervini).

 

loghi_por.jpg