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GIORGIO BASSANI, Gli occhiali d’oro, Einaudi, 1958

a cura di Antonio SENA

Un breve romanzo denso e concentrato, un altro tassello di quelle storie ferraresi che costituiscono l’universo della memoria di Giorgio Bassani. Pubblicato nel 1958, precede di pochi anni “Il giardino dei Finzi Contini”, che rappresenta forse il suo mondo e il suo stile nel modo più completo ma anche più estremo. Nei romanzi più brevi, come questo, emerge un’incisività psicologica che nel più ampio romanzo convive con un costante tono lirico ed evocativo che avvolge i pur definiti personaggi.
Il giovane narratore, uno studente ebreo alter ego letterario dell’autore, narra questa volta la discesa agli Inferi nel piccolo microcosmo borghese e perbenista della città, di un noto professionista ebreo, l’otorino dottor Fadigati. Il dottore è stimato e rispettato in città sino a quando non emerge in maniera anche provocatoria la sua inclinazione omosessuale che si manifesta infine platealmente per le attenzioni verso un giovane e bellissimo pugile della comitiva di cui fa parte anche il narratore e che lo sfrutta e lo ricambia col più ostentato disprezzo.
Fadigati è visto solo attraverso l’ottica del suo narratore che è appunto il giovane protagonista del romanzo, non ha piena autonomia di personaggio, la sua storia ci resta ignota, è il prototipo dell’omosessuale represso, inserito nei codice della società che lo circonda e che lo tollera sino a quando sa stare al suo posto, permettendosi al massimo di quando in quando segrete scappatelle con ragazzi di strada. Oltre no. Questa mentalità Bassani la padroneggia benissimo, forse in qualche modo ne fa parte anche se sa superarla in nome del diritto di una persona di essere pienamente se stessa. Sceglie di incarnarla in un tessuto narrativo che, sempre attraverso la sensibilità dell’inquieto e disincantato giovane narratore, segue il progressivo amplificarsi delle “voci” e l’atteggiamento sempre più trasgressivo del dottore sino alla catastrofe finale.
Il filo rosso, l’unico forse che permette la comprensione tra il giovane intellettuale ebreo e il maturo medico ebreo, è la comune esclusione alla quale entrambi sono votati nel clima sempre più repressivo della società fascista intorno al 1938, con la campagna antiebraica che porterà alle leggi razziali e il moltiplicarsi del confino per gli omosessuali.
E quando Fadigati si annega nel Po, nel protagonista, inquieto per le voci sulle leggi antiebraiche e in rotta con la fiducia nel regime della sua famiglia, deflagra il presentimento di una più vasta sciagura: “E adesso capivo, sì, già prima che cominciassi a leggere il mezzo colonnino sotto il titolo, il quale non parlava affatto di suicidio, s’intende, ma, secondo lo stile dei tempi, solo di disgrazia. (A nessuno era lecito sopprimersi, in quegli anni: nemmeno ai vecchi disonorati e senza più alcuna ragione di restare al mondo…)”.
Stile morbido ed evocativo che riveste sensazioni, persone, oggetti, di colori vividi, si insinua nelle pieghe dei pensieri e media per il lettore tutta la narrazione: una letteratura memorialistica che coinvolge il lettore senza renderlo mai protagonista perché tutto è filtrato dal narratore. Suggestivo squarcio di una generazione.

L'Autore
Giorgio Bassani (Ferrara 1916-Roma 2000) è stato un significativo scrittore italiano del secvondo dopoguerra. La sua opera, riunita poi sotto il titolo complessivo di “Romanzo di Ferrara”, verte soprattutto sull’analisi della borghesia ebraica della sua città, travolta, spesso inopinatamente, dalla discriminazione e poi dalla persecuzione. Nelle sue opere compare più volte un giovane intellettuale ebreo, laico, inquieto e “crociano”, che guarda con distacco e persino rabbia l’acquiescenza di buona parte della comunità e della sua stessa famiglia verso il fascismo e presagisce la tragedia che sta per incombere.
Nel ciclo si segnalano, a distanza di pochi anni, “Gli occhiali d’oro” (1958), “Il giardino dei Finzi-Contini” (1962), “Dietro la porta” (1964). Alcuni dei racconti anche giovanili, ampiamente rielaborati, confluirono in “Dentro le mura” (1973), che nella sistemazione definitiva della sua opera, apre il ciclo narrativo del “Romanzo di Ferrara”.
Bassani fu anche saggista e consulente editoriale e in questo campo resta suo merito aver promosso la pubblicazione de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa presso Feltrinelli, accompagnandolo con una introduzione che oggi suona un po’ entusiastica ma certo il libro aveva un suo valore, come dimostrano i diversi significati che sta assumendo nel corso del tempo.

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