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NICOLAS JONES-GORLIN, Crepate tutti!, Edizioni Playground 2011

a cura di Antonio SENA

Bisogna dare atto all’editore Playground di aver slargato, da diversi anni a questa parte, l’idea dell’omosessualità, pubblicando autori di tutti il mondo e dandoci di questa condizione umana un’immagine più sfaccettata e complessa, che non si fermi ai travagli del coming out o alla lotta per i diritti civili. Accanto a più rassicuranti romanzieri americani o anche italiani, nel catalogo dell’editore sono presenti libri decisamente poco “politicamente corretti” o incardinati in sensibilità diverse da quella vulgata euro-statunitense di spiriti liberali e illuminati che a volte uniforma, irrigidisce ed anche immiserisce il racconto di storie omosessuali.
E il libro che mi accingo a presentare è un caso emblematico di una scelta originale e per certi versi sconcertante. Tenetevi saldi sulla poltrona, perché il libro spiazza e sconvolge, vuole essere deliberatamente sgradevole ed entra dove non vorremmo mai penetrare, nel cuore delle paure di ciò che è diverso e abnorme, nel mondo delle fantasie più intime, inquietanti, destabilizzanti. E cerca di aprirle a una vita possibile.
Jean è fuggito dalla sua fattoria, dove un padre padrone contadino ha stroncato brutalmente un tenero affetto omosessuale adolescenziale, si è arruolato in polizia ed è finito nella banlieu parigina. Qui viene ferito in uno scontro con ragazzi divorati dalla rabbia, per i quali ogni divisa è un nemico.
Continua ad essere attratto dagli uomini ma si condanna a rapporti mercenari con ragazzi che fantastica di uccidere proprio mentre gli succhiano l'uccello.
“Quando sentite il seme che sale nel vostro uccello, avete una voglia incontenibile di afferrare la vostra pistola ed di far esplodere la testa del ragazzo che vi sta spompinando. È un’immagine terribile che vi ossessiona il cervello. Non sapete nemmeno voi il perché. Sempre quella. E siete stati molto vicino a farlo.”
Ragazzi bellissimi, di una notte, sempre posseduti, sempre intimamente odiati.
Il bisogno di una figura rassicurante, di un padre, lo spinge verso un collega anziano, esperto, bonario, che dopo il ferimento si prende cura di lui e che ha organizzato una banda di poliziotti giustizieri contro la feccia della società di cui, come omosessuale, dovrebbe far parte anche Jean. Ed è questa la contraddizione che il ragazzo vive ogni giorno: un piede nella trasgressione, un piede nel tranquillizzante conformismo contro tutti quelli che attentano alla salute della società.
Il gruppo si chiama Merovée, dalla antica dinastia merovingia che dovrebbe richiamare la purezza originaria della razza francese, corrotta dalla feccia araba di maghrebini musulmani, spacciatori e teppisti. E Merovée è il titolo originario, che in effetti avrebbe bisogno di una nota storica per essere compreso fuori della Francia, ed è stato, per evidenti ragioni editoriali, modificato nell’edizione italiana, con un esito truculento e provocatorio, non estraneo però al clima della vicenda.
Ma un ragazzo arabo che dovrebbe giustiziare, Rachid, gli fa provare qualcosa che poi diventerà amore. Rachid è quello che è, un piccolo spacciatore, ma con la sua leggerezza, la sua musica, i suoi video, si insinuerà nella doppia vita di Jean e comincerà a sciogliere il blocco di ghiaccio che gli ferma il cuore.
Ma tutti i grovigli, le bugie, la falsità di fondo nella quale il giovane poliziotto vive e si dibatte, gli si stringono alla gola e sembrano inestricabili. Sarà il padre di Rachid, un musulmano, “con la sua religione del cazzo”, a sciogliere i nodi con un principio molto semplice: dire la verità, in ossequio alla legge di Allah, e pagarne le conseguenze. Jean dovrà scegliere e sceglierà Rachid.
Finale inaspettato che apre a Jean uno spiraglio di riconciliazione con se stesso e il mondo. Finale che contempla le ragioni della giustizia e dell’etica, né cupo, né consolatorio, né rassicurante. Sarà il carcere il luogo dove Jean ricomincerà a tessere le fila della sua vita, accompagnato dai video di Rachid con la sua voce fuori campo: “Sulle ali leggere dell’amore ho superato queste mura: non ci sono limiti di pietra che possano impedire il passo all’amore e ciò che l’amore può fare, l’amore osa tentarlo”.
Romanzo originale e duro, scritto in prima persona in uno stile tagliente, a frasi bervi e incisive, con dialoghi secchi e perentori, da sceneggiatura cinematografica, è stato detto, con passaggi però di spietata introspezione rivolti direttamente al lettore e che lo aggrediscono da più parti, come raffiche di mitraglia.
Originale è a capacità di entrare senza censure nel contorto immaginario sessuale del protagonista dominato dalla violenza e dalla sopraffazione, evidente frutto di una brutale repressione, senza cadere nella morbosità, ma con la sofferta lucidità che proviene da un autentico tormento interiore.
La violenza è la nota dominante di questo romanzo ma la violenza si apre, con la lieve figura di Rachid, allo stupore dell'innocenza che l'amore può ancora restituire. Non pura storia di violenza metropolitana o di sofferta accettazione dell'omosessualità o di conflitti razziali o di allucinanti complicazioni interiori, "Crepate tutti" è insieme tutto questo ed uno spaccato impietoso ed efficace di una periferia devastata dove non è facile individuare i buoni e i cattivi.
Proprio tale ricchezza di temi aggrovigliati tra loro senza sufficiente respiro narrativo ne costituisce anche un limite e lo rende per certi aspetti come costipato e quindi irrisolto. Bisogna però dire che l'autore ha affrontato e cercato di dominare una materia non facile, addentrandosi in territori poco esplorati e gliene va dato atto. Lo ha fatto a lampi, non rinunciando a colpi di scena romanzeschi. Ma lo ha fatto.

L'Autore
Nicolas Jones-Gorlin è nato a Parigi nel 1972. Scarne e frammentarie le notizie su di lui anche su Wikipedia francese.
Giornalista e scrittore, i suoi libri hanno suscitato scandalo e discussioni accese. In particolare Rose Bonbon, del 2002, sulla pedofilia, ha provocato l’intervento dell’allora presidente della repubblica Sarkozy. Ritirato dalla circolazione, è ritornato in libreria con una precisazione dell’editore Gallimard: il romanzo non voleva essere una presa di posizione a favore della pedofilia ma rappresentare semplicemente e umanamente una storia, spetta poi al lettore farsi una sua idea e consigliare o meno la lettura del libro. Il romanzo è stato tradotto anche in italiano da SE editore ma attualmente è esaurito.

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